Con viscere di misericordia


Abstract


En
It is not among the terms that most often occurs in the writings of Tonino Bello, but there isn't a page, as well as there was not a day of his life, in which Mercy was not the main theme of that plot that even today still smacks of novelty. Shepherd of Mercy, he left a trace each day in his city until he changed the course of history: the poor of his city, the humble, have become in his writings, in his life, in his church the protagonists. Don Tonino captures the drama of the historical moment: he suffers for the pains of God, the world's first waste. He suffers for the pains of the panting world, gripped by the sufferings of wars, an unhappy world that does not know how to get rid of the deceit of the money, a world today slave of a wild economy, a world unable to protect its home from the logic of dominion. He suffers for his Church and warns: There is no more time to lose. In order for the church to be saved it must have this perspective: start again from humble! And he encourages it, urges it to show a new boldness. How happy we are in the suburbs when we see that in Rome a welcome towards the third word people is diplayed, or when (the Church) fights for the recognition of the poor's human rights; we are happy when we seethat in Rome a position in favor of the more distant people is taken! What a joy in listening to these things! Then, if a poor suburban bishop can afford it, the encouragement is this: Courage, Church of Rome, show us your excellence, because the world awaits for the testimony of the Church called to preside over charity.<<>>Non è tra i termini che più frequentemente ricorre tra gli scritti di Tonino Bello, ma non c'è una pagina, così come non c'è stato un giorno della sua vita, in cui la misericordia non sia stata il filo conduttore di quella trama che ancora oggi profuma di novità. Pastore di misericordia ha segnato ogni giorno la sua città sino a cambiarne il corso della storia: i poveri della sua città, gli ultimi, sono diventati nei suoi scritti, nella sua vita, nella sua chiesa i protagonisti. Don Tonino coglie la drammaticità del momento storico: soffre per i dolori di Dio, primo scarto del mondo. Soffre per i dolori del mondo ansimante, attanagliato dalle sofferenze delle guerre, un mondo infelice che non sa liberarsi dall'inganno del denaro, un mondo oggi schiavo di un'economia selvaggia, un mondo incapace di proteggere la propria casa dalla logica del dominio. Soffre per la sua chiesa e la ammonisce: Non c'è più tempo da perdere. La chiesa per potersi salvare deve avere questa prospettiva: ripartire dagli ultimi! E la incoraggia, la esorta a manifestare un'audacia nuova. Come siamo felici in periferia quando vediamo che a Roma si manifesta accoglienza verso i terzomondiali o ci si batte perché ai poveri si riconoscano i diritti umani; come siamo lieti quando constatiamo che a Roma si prende posizione in favore dei popoli più lontani! Che gioia nell'ascoltare queste cose! Allora, se un povero vescovo di periferia può permetterselo, l'incoraggiamento è questo: Coraggio chiesa di Roma, manifestaci la tua esemplarità perché il mondo attende la testimonianza della chiesa chiamata a presiedere la carità.

DOI Code: 10.1285/i20380313v22p305

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