Aurelia Imperiali Caracciolo (1646-1725): donna salentina della misericordia


Abstract


En
In 1743 Ignazio Maria Vittorelli, representative of the Jesuit hagiography, wrote a book dealing with the lives of Teodora Costanza Caracciolo, Aurelia Imperiali and Beatrice Caracciolo, all charismatic figures within their community. Aurelia's long existence was based on merciful charity. The consolatory power of her word and her doing, her sober morals, her intense religious belief and her enriching piety attracted the attention of the subjects. She was able to keep together the moments in which marriage duties, maternity, loneliness coincided with the community's obligations and the role she played, taking part to the social game with kindness and sobriety, building an excellent ethical model. All her initiatives showed the certainty that the needs were the images of Christ, and therefore they represented the privileged means of approaching God. Her life represents an apology of the Christian action of a powerful woman that dedicates her entire life to reach the aim; it is a way of laical holiness, a "spirituality of service" tended to recognize God in everything, as Ignazio del Loyola teaches us. Aurelia saw the Absolute in every traits of everyday life, succeeding in considering the existence beyond the immediate present, increasing the value of the virtues of acceptance and forgiveness, of compassion and charity and favouring the service to those who need spiritual action.<<>>Ignazio Maria Vittorelli, esponente dell'agiografia gesuitica, nel 1743 scrisse un testo che attiene alla vita di Teodora Costanza Caracciolo, Aurelia Imperiali e Beatrice Caracciolo, figure carismatiche all'interno delle proprie comunità. La misericordiosa carità fu l'elemento base su cui si fondò la lunga esistenza di Aurelia. Il potere consolatorio della sua parola e del suo fare, i costumi morigerati, l'intenso sentimento religioso e la sua edificante pietà calamitarono l'attenzione dei sudditi. Seppe tenere insieme i momenti in cui si incrociavano i doveri matrimoniali, la maternità, la solitudine con gli obblighi della comunità e del ruolo che rivestiva, partecipando al gioco sociale con garbo e sobrietà e costruendo un modello etico ineccepibile. Dietro tutte le sue iniziative, si colse la certezza che i bisognosi erano le immagini del Cristo, e pertanto rappresentavano il mezzo privilegiato per avvicinarsi a Dio. La sua vicenda esistenziale rappresenta un'apologia dell'azione cristiana della donna di potere che investe un'intera vita per raggiungere lo scopo; è una modalità di santità laica, una "spiritualità di servizio" tesa a riconoscere Dio in ogni cosa, così come ci indica l'insegnamento di Ignazio del Loyola. Aurelia vide l'Assoluto in ogni tratto dell'esistenza quotidiana, riuscendo a considerare l'esistere oltre il presente immediato, valorizzando le virtù dell'accettazione e del perdono, della compassione e della carità e favorendo il mettersi al servizio di chi ha bisogno come azione spirituale a sé stante.

DOI Code: 10.1285/i20380313v22p169

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