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1916. I giovani socialisti rivoluzionari per «l'unione dei reietti e dei bastardi» contro la guerra.


Abstract


It
In occasione del centenario della Grande guerra sono molte le ricerche che hanno posto attenzione al conflitto lontano dal fronte, alla dimensione popolare del coinvolgimento bellico e al tema del rifiuto della guerra, studiato soprattutto dal punto di vista della protesta sociale (con particolare riferimento a quella femminile). In pochi casi, però, ci si è spinti a riflettere sul dissenso politico organizzato e sul crescente protagonismo dei giovani antimilitaristi e internazionalisti, per lo più di estrazione operaia e contadina, che si fecero promotori e interpreti di una linea intransigente di avversione alla guerra, ricorrendo a una resistenza a oltranza, sfociata in agitazioni, proteste, atti di ribellione, in varie forme di propaganda e di proselitismo. Fino a delineare un progetto rivoluzionario più strutturato e ambizioso, messo a punto dai giovani socialisti nel corso del 1916, quando venne avanzata l'ipotesi di fusione in un «blocco rosso» dei gruppi sovversivi rimasti ostili al conflitto. L'obiettivo fu quello di costruire una rete cospirativa estesa oltre i confini nazionali per dare avvio – nelle intenzioni presto disattese – a un piano insurrezionale propedeutico alla rivoluzione proletaria europea. Il proposito unitario era destinato a fallire, ma lasciò un'importante eredità valoriale che avrebbe trovato un nuovo terreno di lotta nell'antifascismo e nel movimento resistenziale.
En
On the occasion of the centenary of the Great War there are many research projects that have paid attention to the conflict far from the front line, the popular dimension of the involvement in the war and the theme of the rejection of war, studied above all from the point of view of social protest (with particular reference to the protests of women). In a few cases, however, we have gone so far as to reflect on organized political dissent and on the growing protagonism of the young anti-militarists and internationalists, mostly coming from workers' and peasant families, who became the promoters and interpreters of an intransigent line of aversion to war, resorting to a kind of resistance to the bitter end, that ended up in unrest, protests, acts of rebellion and in various forms of propaganda and proselytism, going so far as to outline a more structured and ambitious revolutionary project, developed by young socialists in 1916, when the hypothesis of merging into a "red bloc" of subversive groups remaining hostile to the conflict was put forward. The aim was to build a conspiratorial network extending beyond the national borders to initiate – in the soon-to-be-ignored intentions – an insurrectional plan propaedeutic to the European proletarian revolution. The unitary purpose was destined to fail, but it left an important value inheritance that would find new ground for a struggle in anti-Fascism and in the resistance movement.

DOI Code: 10.1285/i11211156a32n2p109

Keywords: Primo conflitto mondiale; movimento giovanile socialista; dissenso politico; blocco rosso; World War I; Movement of the Young Socialists; Political dissent; red bloc

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