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La differenza come leva di trasformazione emancipatrice del singolo e delle comunità: modelli teorici e dispositivi di intervento


Abstract


La riflessione prende avvio dalla definizione di differenza proposta dal Dizionario di Pedagogia e Scienze dell'Educazione di Bertolini per poi riflettere sul modo in cui essa è trattata nella letteratura pedagogica, individuando nella pedagogia speciale, in quella interculturale e in quella di genere i tre settori in cui la differenza è oggetto precipuo di riflessione. Esaminato lo stato dell'arte, si assume la prospettiva di una Pedagogia della Differenza quale pedagogia emancipatrice, una 'nuova paideia' volta alla promozione di una cultura democratica, nella quale i margini e la differenza diventano luoghi di co-costruzione di senso, di una trasformazione che partendo dai bisogni culturali e materiali di ciascuno, favorisca una crescita della consapevolezza di poter essere 'altro da sé', seppur nella piena realizzazione di sé. La differenza diventa riconoscimento dell'alterità, principio fondamentale del dialogo. Essa è funzionale al processo di costruzione dell'identità, che è in continuo divenire e si realizza nell'incontro con l'altro, che rappresenta uno spazio di esercizio della libertà, non come assenza di vincoli, bensì proprio come possibilità di essere altro da sé. Lo sguardo altro diviene elemento attivatore di una nuova consapevolezza di ciò che sono o vorrei essere proprio per "differenza". Differenza non dall'altro, ma da me stesso visto dall'altro, dunque da me come altro da me. È questa una suggestione che, con un volo pindarico, troviamo nel romanzo Uno Nessuno Centomila. L'eroe pirandelliano, però, in prospettiva pedagogica presenta un limite: il suo viaggio introspettivo non si trasforma in un effettivo processo di emancipazione, che più che la negazione delle norme e convenzioni presupporrebbe oltre al riconoscimento di sé in opposizione all'altro, anche un riconoscimento da parte dell'altro/società. Non avviene cioè quella che Freire, qualche decennio dopo, in tutt'altro contesto e in ottica educativa, avrebbe definito coscientizzazione. In Freire il rapporto con l'altro si può individuare nella dialettica oppresso-oppressore: la liberazione avviene nel momento in cui l'oppresso scopre il suo oppressore, ma soprattutto l'oppressore che ha ospitato in sé. Gli oppressi, infatti, più che intraprendere la lotta tendono a essere loro stessi oppressori, avendo assunto una posizione di aderenza all'oppressore non lo vedono in sé. E allora come ridare voce ai meccanismi che hanno permesso a ciascun soggetto di interiorizzare il mondo? Attraverso la parola. Che si tratti delle parole generatrici di Freire o delle "parole mondo" di Ricoeur, esse rappresentano strumenti privilegiati per significare il nostro rapporto con il mondo e comprendere i modelli culturali interiorizzati. Esplorate le prospettive teoriche, si propongono alcuni dispositivi di intervento efficaci nei processi educativi che trattano la differenza come leva trasformativa e di emancipazione del singolo con e nelle comunità. Atra possibile declinazione del tema della differenza può essere rappresentata dalla riflessione sull'importanza dello sguardo altro nella costruzione di una identità professionale. Ciò presuppone ragionare di pratiche di orientamento al lavoro. Il discorso è sviluppato ancora una volta partendo dai modelli teorici di riferimento per giungere poi a parlare di dispositivi operativi. La differenza, dunque, costituisce un valore nel processo di co-costruzione dell'identità, sia essa identità personale, comunitaria, professionale.

DOI Code: 10.1285/i9788883051432p131

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